opere preziose

Il termine gioielleria indica sia l’insieme delle tecniche di lavorazione dei metalli e pietre nobili per ricavarne ornamenti, che gli oggetti ornamentali realizzati in uno dei cinque metalli preziosi (oro, argento, platino, palladio e rodio) e in cui di norma viene incastonata almeno una pietra preziosa come il (diamante, il rubino, lo zaffiro, lo smeraldo), o una gemma d’origine organica come il corallo o la perla. Largamente usati in gioielleria sono anche altri minerali come il topazio, l’acquamarina, i lapislazzuli, l’ametista, l’opale.

Gli oggetti così realizzati sono definiti oggetti di oreficeria (attività legata alla lavorazione dell’oro). Tutto ciò che non rientra in questa categoria si definisce monile o bigiotteria, compresi gli oggetti da indosso in argento.

Bracciale

Un braccialetto o bracciale è un articolo di gioielleria che viene indossato intorno al polso. I braccialetti possono essere realizzati in pelle, stoffa, plastica, oro o metallo, ed a volte possono essere impreziositi da pietre preziose o altri elementi. Sono stati utilizzati, almeno fino al Rinascimento, da entrambi i sessi tradizionalmente come motivo ornamentale nell’uno e come distintivo di carica nell’altro.

L’origine del termine braccialetto deriva dal latino brachile (del braccio), attraverso il francese barcel.

Le prime forme di braccialetti risalgono all’età del bronzo, ed erano costituiti da semplici cerchi realizzati in vari materiali.

I bracciali sono presenti in quasi tutti i siti archeologici, soprattutto in quelli europei e mediorientali. Negli strati neoilitici il bracciale appare come un cerchio di sezione tonda o a nastro bronzeo, talvolta presentante le estremità lavorate con temi figurativi.

Nell’età del ferro i bracciali si costruirono di varie leghe e metalli tra i quali l’oro e l’argento.

Nell’antico Egitto i braccialetti erano conosciuti già nel 5000 a.C., realizzati con ossa, pietra o legno ed avevano principalmente un significato religioso e spirituale. Il braccialetto scarabeo è uno dei più riconoscibili simboli dell’antico Egitto, dato che lo scarabeo indicava la rinascita e la rigenerazione.

In seguito vari tipi di braccialetti furono utilizzati nella Roma antica anche se la derivazione sembra proprio essere etrusca. Le armillae erano bracciali indossati dai soldati al braccio sinistro, come simbolo del valore militare, mentre i patrizi usavano i destrali sul braccio destro. Celebri erano anche i bracciali a forma di rettile indossati dalla donne al di sopra del gomito.

Sia nell’antica Grecia sia nell’arte ellenistica ma anche in quella assira fu diffusa la forma di cerchio aperto e decorato alle sue estremità con una coppia di teste di animali, tipicamente leone o capro. Di questo modello se ne realizzarono sia cavi che massicci.

Se nel Medioevo l’uso del braccialetto subì un declino, durante il Rinascimento tornò in auge, agevolato anche dalle maniche corte.

In America latina, il braccialetto Azabache era indossato per proteggersi dal Mal de ojo, o malocchio. Ai neonati era fatto indossare l’azabache (un braccialetto d’oro), affinché fossero protetti.

In Bulgaria una tradizione chiamata Martenitsa voleva che si indossasse una fascia bianca intorno al polso affinché Baba Marta facesse arrivare la primavera.

In alcune parti dell’India, il numero ed il tipo di braccialetti indossati da una donna indicano il suo stato maritale.

Attualmente i braccialetti vengono indossati indifferentemente da uomini e donne come accessori di abbigliamento.

Orecchino

L’orecchino è un tipo di gioielleria indossato all’orecchio. L’orecchino non necessita sempre della foratura del lobo, per essere indossato, tuttavia nel caso di piercing del lobo esso rientra nella gioielleria per piercing.

L’orecchino è diffuso nell’umanità fin da tempi remoti, sia per l’uomo che per la donna.

Nella società occidentale gli “orecchini da uomo" venivano abitualmente indossati all’orecchio sinistro, seguendo una tradizione già presente nel XIX secolo nella marina mercantile inglese, mentre si indossavano sul destro nella marina militare, sempre in Inghilterra. I pirati portavano l’orecchino per “catturare la luce". Nei luoghi con scarsa visibilità, per esempio sotto coperta, l’orecchino d’oro rifletteva la luce di una qualsiasi fonte e il pirata poteva essere localizzato. Altre fonti affermano che lo indossassero come simbolo di riconoscimento, una specie di uniforme. Altre fonti sostengono invece che l’orecchino d’oro per i marinai aveva una valenza pratica, esso sarebbe servito a pagare le spese funerarie nel caso in cui il marinaio fosse morto lontano da casa. Nei paesi dell’Alpago, nel bellunese, era tradizione che il figlio maschio che avrebbe portato avanti il cognome della famiglia portasse l’orecchino (ad anello) all’orecchio sinistro.

L’orecchino viene indossato sia dalle donne che dagli uomini di tutte le età. Più spesso di uso femminile, si può incontrare in varie epoche e in varie culture, l’uso per gli uomini di portare l’orecchino a un solo lobo, ma non sono esattamente rari i casi di uomini che indossano uno o più orecchini su entrambe le orecchie, nelle culture occidentali.

L’orecchino viene indossato sia dalle donne che dagli uomini di tutte le età. Più spesso di uso femminile, si può incontrare in varie epoche e in varie culture, l’uso per gli uomini di portare l’orecchino a un solo lobo, ma non sono esattamente rari i casi di uomini che indossano uno o più orecchini su entrambe le orecchie, nelle culture occidentali.

Gli orecchini sono generalmente attaccati alle orecchie tramite fori nei lobi, oppure mediante l’uso di clip, che consentono di evitare il piercing del lobo.

Esistono varie tipologie di orecchino: a perno, a baule, a cerchio, a goccia, a palla. Ci sono talvolta anche diverse chiusure: a farfallina o chiodo, a monachella se ha un amo, a clip se si chiude istantaneamente.

Ne esistono di tutti i tipi e dimensioni, limitate unicamente dalla capacità del lobo dell’orecchio di sostenere l’orecchino senza lacerarsi; infatti le persone che indossano orecchini particolarmente pesanti potrebbero incorrere, progressivamente, nella tendenza alla dilatazione e alla lacerazione del foro del lobo o nell’allungamento antiestetico del lobo stesso.

Collana

Una collana è un tipo di gioiello o un ornamento portato attorno al collo, costituito di norma da una catenina di metallo prezioso che può servire o meno da supporto per degli elementi decorativi infilati, come perle, granati, gemme, coralli, denti di animali, pendenti.

La collana è uno dei gioielli utilizzati per portare un simbolo, ad esempio un crocifisso o un Buddha pendenti.

Nel corso dei millenni la collana ha assunto forme sempre più raffinate, partendo dalle rozze file di conchiglie o di pietruzze di epoche primitive, fino ad arrivare a tecniche di oreficeria varianti a seconda del gusto dell’epoca. Già presso gli antichi Egizi gli artigiani utilizzarono per le collane vari materiali, dal corno all’osso, dall’avorio alle pietre dure. Oltre ad un notevole livello di fantasia, si diffusero nuove tecniche di lavorazione di materiali preziosi oltre alla filigrana e agli smalti.

Altri centri antichi nei quali proliferarono le produzioni raffinate di collane furono Creta e Micene, dove imperarono collane di ametiste.

Collane e altri gioielli fotografati da Paolo Monti nel 1963 (Fondazione BEIC).
Anche le collane etrusche abbondarono di oro e di lavorazione a trina, mentre nell’era ellenistica i Greci svilupparono i loro modelli più creativi, dai cerchi attorcigliati (torques) ai collari di lamina di bronzo.

Tutti questi elementi furono ripresi dai romani che vi aggiunsero nuovi motivi grazie all’introduzione di cammei, coralli, turchesi, ecc.

Se le collane prodotte dall’artigianato bizantino evidenziarono l’uso di monete e di croci, l’oreficeria barbara abbondò di metalli e di pietre preziose.

Maria Giuseppina d’Austria con indosso una collana principesca
Dopo una fase medioevale di relativa semplicità, di nuovo nel Rinascimento l’uso delle collane tornò in auge e l’oreficeria produsse veri e propri capolavori.

Nei secoli successivi le collane divennero uno strumento esclusivamente femminile ed assunsero una forma meno ingombrante per mettere in risalto lo bellezza naturale delle pietre.

Oltre che sulla base del tipo di materiale dell’adornato della collana (diamante, perla, corallo…), una classificazione della collana può essere fatta in rapporto alla sua forma.

In particolare aderiscono al collo:

il collare: con lunghezza compresa tra 30-35 cm, aderisce a metà collo;
la collana choker (detta anche strangolino): portata aderente alla base del collo[2], ha lunghezza compresa tra i 35-41 cm. Essa, nell’età vittoriana, veniva indossata per lo più da ballerine e prostitute (come anche dimostra il quadro intitolato Olympia di Edouard Manet), mentre oggi viene prediletta sia dalle signore che dalle ragazze. Una sua variante famosa è quella formata da un filo di nylon intrecciato a mo’ di tatuaggio all’hennè;
la Collana Principessa con lunghezza di 45-50 cm;
la Collana Matinée, con lunghezza compresa tra i 56-58 cm.
Aderiscono allo sterno:

la Collana Opera di lunghezza 75-90 cm;
la Collana Rope e Lariat di lunghezza superiori ai 90 cm. La collana Lariat si distingue dalle altre tipologie di collane per l’assenza di annodature.

Anello

Un anello è una fascia di metallo o di altri materiali indossata su un dito della mano in qualità di ornamento. Sebbene la parola anello abbia svariati altri significati, questo è quello più comune nell’uso corrente.

Indossati indifferentemente da uomini e donne, gli anelli possono essere realizzati in metallo, plastica, legno, osso, vetro o altri materiali. Possono includere, incastonate nel materiale principale, pietre preziose o piccole opere d’arte in smalto o altri materiali.

Gli anelli possono essere indossati su qualunque dito anche se nella cultura occidentale prevale l’uso dell’anulare, soprattutto nel caso della fede nuziale o dell’anello di fidanzamento. In quest’ultimo caso, in particolare, l’anello è indossato sull’anulare della mano sinistra (con qualche eccezione).

Tra i tipi di anello, ricordiamo l’anello di fidanzamento e la fede nuziale: originariamente indossati solo dalle donne, ormai vengono spesso indossati da entrambi i fidanzati (o coniugi).

In America del Nord i vincitori di un campionato sportivo (per esempio l’NBA) sono premiati con un anello, e il termine viene utilizzato con lo stesso significato che il termine scudetto ha nel calcio in Italia.

L’origine dell’anello è molto antica e risale all’età del bronzo, e già nella civiltà cretese-micenea divenne un oggetto prezioso e lavorato con accuratezza. Intorno al 1800 a.C. si diffuse l’uso dell’anello-sigillo di derivazione mesopotamica, come forma di sigillo per documenti, da cui deriverebbe il significato simbolico di autorità e autorevolezza che conservano ancora oggi quelli indossati da alti prelati.

La sua forma circolare che ricorda l’Uroboro lo fa identificare come simbolo di eternità. Nell’antica Roma il diritto di adornarsi con anelli di ferro era inizialmente concesso ai soli sacerdoti di Giove: con il passare del tempo, però, tale onore venne esteso anche a cavalieri e senatori che però utilizzavano anelli d’oro.

Fin dall’epoca romana venne utilizzato nei fidanzamenti e nei matrimoni come augurio di stabilità, col nome di vinculum e anulus pronubus, significato che si conservò intatto anche nelle epoche successive. Lo stesso valore di stabilità e di onore viene attribuito agli anelli utilizzati in araldica. Spezzare un anello, di conseguenza, ha il valore simbolico della rottura di un qualche giuramento o di preannuncio di disgrazia.

In un senso più limitato, l’anello è anche il simbolo della vita materiale e terrena, per questo ad esempio l’anello del Pescatore del pontefice, a partire dall’introduzione di Clemente IV nel 1265, viene rotto alla sua morte, e un tempo alla morte di un congiunto, si usava sfilare gli anelli per permettere il suo distacco dalla terra. L’identificazione tra anello e vita si ritrova anche nell’antica usanza cartaginese di consegnare ai loro comandanti tanti anelli quante erano le vittime inflitte al nemico.

Agli anelli, soprattutto se dotati di pietre preziose, si assegnavano virtù terapeutiche, poteri di protezione contro le malattie o al contrario maledizioni. Nelle leggende popolari e nelle favole, gli anelli forniscono poteri occulti e spesso soprannaturali a chi li porta. Le saghe fantasy spesso includono anelli magici; ricordiamo in particolare l’Unico Anello all’interno de Il Signore degli Anelli.

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